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“Prese con sé la sua sposa”

Il sogno di San Giuseppe

di Suor M. Stella Sgarra icms

Mi piace pensare al sonno di san Giuseppe come a quello di Adamo nel giardino di Eden: entrambi, al loro risveglio, videro coi loro occhi la donna così come Dio l’aveva pensata e voluta per l’uomo. Adamo incontrò Eva, «osso dalle sue ossa, carne della sua carne» (Gn 2,23), appena uscita dalle mani di Dio perché gli fosse compagna nella vita. Giuseppe invece vide Maria, la nuova Eva, bella nella sua innocenza immacolata, piena della grazia di Dio e gravida del Suo Verbo, al quale lui, Giuseppe, avrebbe posto nome Gesù.

Ma per arrivare a comprendere e ad abbracciare questo disegno grande e misterioso che il Signore gli aveva preparato, Giuseppe dovette fare il suo cammino di fede. A questo riguardo, il Vangelo ci descrive con pochissime pennellate tutta la sua vicenda interiore, nella quale tuttavia possono rispecchiarsi tante delle nostre esperienze di turbamento, di angoscia e di dolore che, a distanza di tempo, riusciamo a leggere con occhi diversi, purificati e illuminati dalla fede che, svelandoci il valore della sofferenza, ci aiuta a essere più umili, più fiduciosi, più uomini.

Giuseppe vide la sua dolcissima promessa sposa incinta, prima che andasse a vivere con lui. Chi mai potrà descrivere il turbamento di questo uomo giusto, al quale era stata affidata la fanciulla più onesta, buona, pura e cara che esistesse, cresciuta nel Tempio, in intimo e continuo colloquio con Dio, colomba nascosta nella fessura della rupe come la sposa del Cantico?

Spesso meditiamo sul silenzio di Maria, come sul più sacro dei veli che doveva stendersi sul segreto del Re, tessuto di fede e di amore per Colui che avrebbe custodito con altrettanta premura la vita della Sua ancella.

Pensiamo, oggi, al silenzio di Giuseppe, che rispettò il mistero di cui vedeva avvolta la giovane Maria, che non le pose le pur legittime domande, che tacque anche con Dio, assumendosi fino in fondo la responsabilità di un’evidenza imprevista e che presto sarebbe stata nota a tutti, cercando unicamente di salvare la vita di quella fanciulla, perché così gli dettava il cuore, decidendo di ritirarsi in segreto dalla scena, senza accusare, senza giudicare, senza recriminare.

Giuseppe attraversa così la notte dello spirito. Egli era già un uomo di fede: la viveva e praticava sin da bambino, era un “giusto”, un “santo” diremmo noi. Ma ora il Signore vuole da lui qualcosa di più, vuole da lui quel salto di qualità che gli permetterà di essere il custode fidato non solo della Vergine, ma anche del Vergine che da Lei nascerà. E questa purificazione estrema la vive in questo totale silenzio da parte di Dio, che sembra pure Lui essersi ritirato dalla sua vita proprio nel momento in cui più ne aveva bisogno.

Solo quando arriva a considerare la possibilità concreta di separarsi da Maria, rinunciando così a ciò che aveva di più caro pur di salvarla, il Signore interviene. E la sua notte non è più popolata da turbamenti, ma con un sogno gli viene svelato il mistero della sposa. Un “sogno”… Quante volte descriviamo i nostri desideri come dei sogni pressocchè irrealizzabili. Per Giuseppe quel “sogno” fu la fine di un incubo e l’inizio di una meravigliosa realtà, tanto che, «quando si destò dal sonno… prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24), senza più alcun indugio né domande.

Nell’esistenza terrena di san Giuseppe il Signore interverrà ancora attraverso i sogni, ma possiamo considerare questo come la tappa fondamentale della sua vita accanto a Maria. È questo, infatti, il momento in cui è Dio stesso ad esortarlo a non temere di prendere con sé la sua sposa: come un padre che affida la figlia amatissima allo sposo, sicuro che si occuperà di lei e di tutte le sue necessità, e che la saprà amare e custodire in vece sua come merita.

In queste poche righe di Vangelo gustiamo tutta la dolcezza dell’affetto che legava san Giuseppe alla Madonna prima ancora che sapesse per cosa fosse stata scelta da Dio; meditiamo sul suo dolore nel vedersi da solo di fronte a un evento inspiegabile, ma che urgeva una soluzione da parte sua che non lo facesse venir meno alle sue responsabilità, prima di tutto di fronte a Dio e alla Sua Legge, ma che allo stesso tempo non portasse alla morte di quella speciale fanciulla che gli era stata affidata.

L’esperienza di questa “notte oscura” di san Giuseppe si risolve con l’intervento diretto del Signore quando la fede di questo uomo giusto raggiunge la purezza necessaria per affiancarsi alla Vergine Maria nel portare avanti il disegno di Dio. E noi siamo chiamati a imparare più che dalla sua gioia di “prendere con sé la sua sposa”, dal suo tormento interiore, perchè è stato quello il momento dell’espressione più alta della sua fede, il momento in cui forse raccogliendo tutte le sue forze, ha preferito spezzarsi il cuore, ma non tradire i dettami che dal cuore stesso riceveva, quel cuore che era sempre stato docile alle mozioni dello Spirito Santo perché fedele alla Legge di Dio.

Se questa fede animasse la vita di tanti cristiani di oggi, continuamente tartassati da una legge del tutto estranea a quella che lo Spirito incide nelle loro coscienze, e che si presenta a volte con una maschera di pietà e che altre volte con sfacciata arroganza pretende il loro culto, ci sarebbe più spazio per accogliere il Bambino Gesù e farlo crescere circondato di amore, di adorazione e di silenzio, permettendogli di poter contare su gente che non teme di assumersi le proprie responsabilità e di difendere la Verità che ha saputo riconoscere in Lui.

E il sogno di san Giuseppe si avvererebbe anche oggi.

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