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L’AGONIA DI GESÙ

La passione di un Dio che non ci ha amato per scherzo

di p. Andrea Mistrorigo icms

Racconta l’evangelista San Marco che Gesù, dopo essere uscito dal cenacolo, si diresse presso un podere chiamato Getsèmani e, raccoltosi in preghiera, cominciò a sentire paura e angoscia (Mc 13, 33). Gesù suda sangue. Quali le cause di così tremenda angoscia che fa sudare sangue le sue membra divine?

La prima causa è la previsione dei tormenti fisici, morali e spirituali che a breve si abbatteranno su di Lui. Non appena Egli entra in preghiera, si pongono davanti al suo pensiero tutte le orribili scene di dolore e di sangue della sua imminente passione: tradimenti, disonori, calunnie... E, in più, l'atroce flagellazione con tal tempesta di colpi da mandare in aria, a pezzi, le carni lacerate e da scoprire le ossa. Ma non basta. La testa benedetta dev'essere tormentata da una moltitudine di grosse spine a cui si aggiungeranno schiaffi, sputi, scherni... Ma non basta ancora. Deve assaporare l'infamia d'una condanna legale e vedersi disprezzato dai grandi della sua nazione e dal popolo. Moribondo, dovrà trascinarsi al monte del sacrificio con la croce sulle spalle lacere e cadere più volte semivivo sotto l'enorme peso. Giunto là, dovrà bere l'amaro fiele, essere denudato tra le insolenze della gente, lasciarsi inchiodare mani e piedi. Per tre ore Egli si vedrà penzolare da quegli uncini di ferro… All’atrocità degli spasimi dovrà aggiungersi la cocente sete -resa più tormentosa dall'aceto-  l'abbandono del Padre, l'immenso dolore della dilettissima Madre, l'orribile e desolata morte. Gesù tutto prevede e tutto offre anticipatamente per amore nostro. Considera bene: Egli l’ha fatto per te.

La seconda causa dell’angoscia di Gesù è la visione del cumulo di tutti i peccati dell’umanità presente, passata e futura. Il buon Gesù dà uno sguardo a tutti i secoli avvenire, e in ciascun secolo vede peccati, in ciascun anno vede colpe! Cattiverie in ciascun giorno, delitti in ogni momento! E il peso di tutti questi peccati maggiormente l'opprime e gli fa sudare copiose gocce di sangue. Ma Gesù, in questo calice amarissimo, vede anche i peccati dei suoi cari amici, dei cristiani favoriti del dono del Santo Battesimo e dei tanti sacerdoti, altri Giuda che lo tradiranno ed esclama: «Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore dagli uomini! Sarei stato meno offeso da costoro se li avessi amati di meno. […] Mi lasciano solo di notte, solo di giorno nelle chiese. Non si curano più del sacramento dell'altare; […] Il mio Cuore è dimenticato; nessuno si cura più del mio amore; […] La mia casa è divenuta per molti un teatro di divertimenti» (dall’ Epistolario di San Pio da Pietrelcina, lettera del 12 marzo 1913).

Ultima causa di tanta pena per Gesù è la visione delle anime eternamente dannate. Quest’ultimo è il punto che più di tutti schianta il Cuore divino di Gesù: ai tormenti fisici infatti è data una fine, al numero dei peccati è posto un limite, ma all’eterno tormento delle anime dannate non vi sarà mai fine: «In quel punto fu al suo Cuore il dolore più grande, vedendo la perfida ostinazione di tutti gli ostinati e quanto poco conto avrebbero fatto del suo preziosissimo sangue. Questo fu il dolore principale che Egli patì nel suo interno» (dagli scritti di Santa Veronica Giuliani). Un riflesso di tale mortale tristezza lo vediamo sul volto della Madre, allorché mostrò l’inferno ai tre bambini di Fatima. Racconta Suor Lucia: «Alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse con bontà e tristezza: avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori» (Memorie di Suor Lucia, ed. VIII, pag. 204).

Per non vanificare tanto patire, la Madonna insegnò ai Pastorelli questa preghiera che mira a strappare la salvezza delle anime maggiormente in pericolo, ossia le più ostinate: «O Gesù mio! Perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente quelle che più ne hanno bisogno» (Memorie di Suor Lucia, ed. VIII, pag. 121).

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