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“ll Suo Amore è per sempre”

La gioia del Signore Risorto

di Suor M. Leonarda Innocente icms

Il Maestro dice: “Dov’è la mia stanza?”  (Mc 14,15)

È nella profondità della terra che si formano i diamanti, allo stesso modo è nell’interiorità che si costruisce lo spessore di una persona, e ancor più, lo spessore della nostra vita di fede. È necessario rientrare in noi stessi, in quella che Santa Teresa d’Avila chiama “la cella interiore”, per fare davvero silenzio ed osservare la nostra vita come se la guardassimo dall’esterno, e sarà allora che la vedremo nella verità, così come Dio la guarda. Come il profumo, per conservare intatta la sua fragranza, deve restar chiuso, così la nostra anima necessita di ritiratezza e di silenzio. Il triduo pasquale è, da questo punto di vista, un percorso pedagogico. Ci invita a celebrare insieme le ultime ore della vita di Gesù, ma anche e soprattutto a far memoria, nel silenzio, nella meditazione personale di ciò che Lui ha fatto per noi, per me e per te oggi, e per sempre.

“Capite quello che ho fatto per voi?”  (Gv 13, 12)

Dice Santa Caterina da Siena che l’albero della carità che ognuno ha nella sua anima, affonda le proprie radici nella terra dell’umiltà, ma questa terra a sua volta è la conoscenza di sé e di Dio. È proprio rientrando in noi stessi che comprendiamo chi siamo davanti a Dio, chi è Dio per noi, e ciò che Egli compie nella nostra vita. Egli è sempre all’opera, ma spesso non comprendiamo cosa faccia, a volte facciamo fatica anche a riconoscere la Sua mano di Padre premuroso dietro gli eventi che accadono, soprattutto quando non ne vediamo il bene per noi e per chi ci sta accanto. Questa è la domanda che Gesù pone agli apostoli dopo aver lavato loro i piedi, ed essi realmente non potevano comprendere la grandezza del gesto di Lui. Gesù è andato incontro ad una morte certa e questo non ha nessuna apparenza di bene, quante volte anche nella nostra vita questo è ciò che appare? Ma è davvero questa la verità?

Rimetti la tua spada al suo posto…” (Mt 26, 52)

Il rischio è quello di cedere alla logica del mondo, che ti spinge a ragionare come l’uomo vecchio, che ancora non è stato raggiunto dalla Resurrezione di Cristo. Quante volte vorremmo tirar fuori la spada? E quante volte l’abbiamo fatto concretamente senza restare soddisfatti di ciò che essa ci ha permesso di fare? Rimettiamola al suo posto, la mia e la tua, non quella degli altri. Non ci serve e non ci servirà mai per fare il bene. Solo in Dio, in una relazione profonda con Lui, ogni cosa, comprese le passioni (compresa la spada), trova il proprio posto. Solo Dio è capace di mettere davvero ordine nella nostra vita, e di questo ordine noi abbiamo un estremo bisogno, per comprendere il giusto valore delle cose. Cristo ha affrontato ogni contrarietà restando aggrappato alle mani del Padre, la sua arma è stata la fiducia estrema in Lui, ha dato tutto sino all’ultima goccia, pur di riportare ognuno di noi in quelle mani, cercando in tutti i modi di mostrarci come solo in esse abiti la nostra pace, come solo nell’abbandono sincero a Lui il nostro cuore possa finalmente riposare.

E ci ha ordinato di annunciare (At 10,42)

Ma l’esperienza fatta deve diventare annuncio, testimonianza. L’acqua raccolta, goccia a goccia, nella solitudine e nel cuore a cuore con Dio, non va trattenuta egoisticamente per sé, ma deve divenire una fonte zampillante che disseta altri da parte di Dio stesso. Così ha fatto Maria SSma, che serbava ogni cosa nel Suo Cuore. È Lui, infatti, ad avercela donata, ma lo ha fatto perché noi a nostra volta la potessimo donare agli altri, l’ha posta in noi come in un pozzo cui ognuno potesse attingere. Ciò che Dio compie nella nostra vita è dono per noi, ma è anche grazia da accogliere e da mettere al servizio del prossimo. Permettiamo a Dio di far risorgere la nostra vita, di rotolare via la pietra dal sepolcro del nostro cuore, così che molti, per mezzo nostro, possano incontrare Lui nella loro.

 

 

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