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Camminare con Maria

Le processioni del 13 del mese a Montignoso

di Suor M. Paola Lucco icms

“Il 13 maggio apparve Maria… ai tre pastorelli in cova d’Iria…”.

Che bello sentir riecheggiare tra le colline di Montignoso l’inno alla Vergine di Fatima, dopo il silenzio imposto dal pesante periodo di categoriche chiusure e restrizioni!

Constatare, nell’area di parcheggio, la presenza di numerose macchine e persino di un pullman, riveder salire in questo luogo benedetto tanta gente, contare le persone in lunghe file davanti ai confessionali, osservare le fiaccole accese ben distanziate in processione, è stato davvero uno spettacolo consolante, segno di speranza e di quella sete di Dio che tutti ci portiamo dentro.

Tante cose, troppe cose, forse, tentano instancabilmente di spegnercela, ma questo non è possibile; che lo vogliano o no, siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio: la sua legge è “scritta” dentro di noi, indelebilmente. 

E la Vergine Maria, con quella delicatezza materna, ma con quell’intuizione tutta femminile di una Madre che coglie il bisogno dei figli, ce ne risveglia dentro al cuore, potente, la consapevolezza; come alle nozze di Cana, viene a ricordarci il “sapore del vino” che, probabilmente, ci manca da troppo tempo e che, solo, ci permette di fare festa.

Nell’apparizione avvenuta in questo mese, il 13 ottobre 1917, la Madonna disse ai tre bambini di Fatima con volto triste: «Non offendano più Nostro Signore che è già troppo offeso».

A queste parole, bisognerebbe essere proprio insensibili per non avvertire una stretta al cuore: cosa direbbe oggi la Santa Vergine, guardando il nostro mondo e tutto quello che vi succede? Quale sentimento trasparirebbe dal suo dolce volto? E se da un lato si rimane costernati, perché davvero Madre e Figlio devono soffrire molto, comprendiamo la nostra missione di cristiani nel mondo.  

Con ancora più forza e urgenza, quasi supplicandoci, la Madonna sembra ripeterci: «Figli, portate Cristo al mondo attraverso il mio Cuore Immacolato!». Il nostro vivere bene, poi, ciò che il Signore ci chiede nel nostro stato di vita, lo consola e Gli dà gioia. Del resto, come Lo consolava Maria Santissima, quando era su questa terra? Lo rendeva felice offrendoGli la bellezza delle sue virtù, in modo che Dio guardasse Lei e distogliesse lo sguardo dalla bruttezza del peccato. 

È quell’ “offrirsi per” che Gesù rinnova concretamente nell’Eucarestia, quando si dona in olocausto al Padre al posto nostro: con quanto amore siamo accompagnati e sostenuti da Cristo!  Vediamo allora quanto sono vere le parole di Benedetto XVI: «La vita non è un semplice prodotto delle leggi e della casualità della materia, ma in tutto e contemporaneamente al di sopra di tutto, c’è una volontà personale, c’è uno Spirito che in Gesù si è rivelato come Amore» (Benedetto XVI, Spe Salvi, 5).  

Non dobbiamo proprio temere, quindi, ma con nuovo slancio e vigore, dobbiamo essere per la nostra società come le stelle al seguito della Stella più bella: con la nostra piccola luce, illuminare le tenebre e annunciare l’arrivo del Sole, Gesù Cristo Nostro Signore.

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